Veni, vici, vado: da Agostino a Mancini fino a Mkhitaryan. Chi saluta da vincente

02/07/2022 alle 21:20.
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LAROMA24.IT - Vincere con la Roma e poi salutarsi, con reciproca soddisfazione e zero rancori. Con un titolo in più aggiunto alla bacheca, vinto con e per la Roma. Questa la storia di Mkhitaryan che al terzo tentativo è riuscito a tramutare in fatti i desideri confessati alle prime interviste: "Vincere un trofeo con la Roma". L'armeno, da oggi ufficialmente un nuovo giocatore dell', è riuscito a fare quel che tanti hanno soltanto potuto dire.

A lasciare con un'ultima foto da vincente fu anche l'indimenticabile Agostino Di Bartolomei, oltre ad Herbert Prohaska. Destino che sorrise anche a CerezoNakata. O, scendendo più nel profano, Chivu e Mancini. Di seguito, le loro storie:

AGOSTINO DI BARTOLOMEI
Agostino, DiBa o Ago, passò giovanissimo, dall’oratorio S. Filippo Neri, alla Roma, conquistando presto un posto nella prima squadra, grazie alla sua tecnica, alla sua prestanza fisica e al suo tiro rinomato. Giocò la sua prima partita con la Roma nel 1972, e nel 1975 venne dato in prestito al Vicenza per maturare e poter tornare a vestire la maglia giallorossa, fino a ricoprire un ruolo primario quando dal 1976 Agostino diventò un giocatore essenziale per la Roma di Liedholm, indossandone la fascia di capitano.
Disputò 308 gare, 146 delle quali con la fascia al braccio, segnando 66 gol e aggiungendo al suo palmares uno Scudetto e 3 Coppa Italia, l’ultima nella stagione 1983/84, anno in cui lasciò la Roma per andare a militare successivamente con Milan, Cesena e Salernitana.

 

HERBERT PROHASKA
Dopo 2 stagioni con la maglia dell’, nel 1982 Prohaska, soprannominato Schneckerl per via dei suoi capelli lunghi e ricci, viene acquistato dalla Roma. L’acquisto fu inizialmente contestato dai tifosi, salvo rivelarsi un giocatore fondamentale nella corsa scudetto, a cui partecipò con 26 presenze e 3 gol.
Prohaska però a Roma restò un solo anno, si vocifera per via di una pallonata in faccia al coach svedese. La verità ci racconta però che Falcao trovò un nuovo accordo e l’allora presidente Dino Viola aveva già ultimato la trattativa di Toninho Cerezo, e per via della regola sugli stranieri, gli venne pagato l’ultimo anno prima di ricevere il benservito.

TONINHO CEREZO
È’ l’estate del 1983 e la squadra di Conti e di Falcao, vince lo scudetto, il secondo nella storia giallorossa dopo quello vinto nel 1942, quando Dino Viola si innamora di questo centrocampista brasiliano.
Toninho sbarca in Italia, entra a far parte di un gruppo già coeso, e andrà a completare, con Falcao e Bruno Conti, un centrocampo da sogno per la Roma, con 30 presenze e 6 goal, nella sua prima stagione, realizzando quello che rimarrà il suo record di reti segnate in una singola stagione di serie A.

La stagione 1985/86 per la Roma è una stagione particolare, terminata con il 3-2 dal Lecce che permette alla , nonostante i 9 punti recuperati, di vincere lo scudetto. Il malcontento generale fu mitigato, solo in parte, dal successo in Coppa Italia.
Per Cerezo fu una stagione scostante, collezionando solo
18 presenze e 4 reti. Lascerà così la Roma per legarsi alla Sampdoria, dopo una violenta quanto banalissima lite con il presidente Dino Viola nell’estate del 1986.

HIDETOSHI NAKATA
A Gennaio 2000, Nakata, con gli occhi a mandorla e il capello corto, arriva alla Roma dopo aver ritirato su le sorti del Perugia. Per lui il calcio non fu mai una passione, ma un lavoro, tanto da dichiarare, durante la sua prima conferenza stampa, di non sapere nemmeno chi fosse Falcao.

Il suo primo gol arriva proprio contro il Perugia, in un centrocampo completato da Tommasi e . Prima stagione non proprio brillante per il giapponese ma che ebbe pieno  riscatto al Delle Alpi, quando spiazzando Van Der Sar, apre la rimonta ultimata poi da Montella. Tra i momenti più alti nella cavalcata verso il 3° scudetto. Con la Roma, conta 30 presenze e 5 gol.

AMANTINO MANCINI
Alessandro Faiolhe Amantino, conosciuto da tutti come Mancini arriva a Roma nel 2003, conquistando rapidamente la stima del tecnico Fabio Capello oltre che dei tifosi, con l'indimenticabile gol di tacco nel derby.
Cambiò l’allenatore ma l’ex Venezia diventò subito uno degli uomini di fiducia anche di , con un altro gol d'autore, stavolta negli ottavi di , contro il Lione. Vincerà poi la Coppa Italia nella stagione 2006-2007.
Per il brasiliano il bilancio finale con la Roma parlerà di 222 partite con 59 gol.

CHRISTIAN CHIVU
Arrivato alla Roma nel 2003, Chivu fa da subito coppia fissa con Samuel, rendendo la difesa giallorossa tra le più forti del campionato.
Con la Roma però vincerà soltanto una Coppa Italia, quella 2006/2007, quando ormai al suo fianco c'era Mexes, prima di trasferirsi all’. Una decisione non presa col sorriso dai tifosi, che durante una seduta pomeridiana a porte aperte allo stadio Flaminio, fischiarono ripetutamente il difensore.

HENRIKH MKHITARYAN
L’armeno arriva a Roma con un grande curriculum tra Borussia Dortumund e Premier League, dove veste le maglie di e Manchester. In grado di adattarsi a più ruoli senza scadere nel rendimento, Mkhitaryan a Roma sarà esterno d’attacco, mezzala, trequartista o centrocampista centrale, a seconda delle necessità degli allenatori.
In 3 anni a Roma, ha giocato
115 partite, andando a segno ben 28 volte. Uno di questi, contro lo Spezia nell’ultima giornata della stagione 2020/21, è di certo tra i più importanti: grazie a quella rete la Roma si qualificherà alla Conference League.
Oggi, dopo averla alzata nella notte di Tirana, saluta la squadra e i tifosi sui social, pronto a vestire la maglia dell’.

AF