Nuovo appuntamento con Dreaming Roma, dove a raccontarsi sono i talenti della Primavera. Oggi è la volta del capitano giallorosso Giorgio De Marzi. Queste le sue parole:
Sei nato in Pensylvania...
"No, in California. Non so perchè in giro si legge che sia nato in Pensylvania. Sono nato vicino Los Angeles, a Lancaster, che ha lo stesso nome di una città in Pensylvania ecco perchè si confondono. Mio padre è un militare quindi per lavoro è stato negli Stati Uniti e mia madre l'ha raggiunto, poi sono nato io"
Quanto hai vissuto lì?
"Poco tempo, non ho ricordi vividi. Credo qualche anno"
Non hai radici lì quindi?
"No ma apre molte porte, anche al di là del calcio. Avere un doppio passaporto è importante. Io sono il primo nipote da parte materna, quindi sono tutti venuti negli USA quando sono nato, quindi o tante foto di quel periodo. Bello vedere come siano cambiato anchei luoghi"
Torneresti?
"Si, la scorsa estate ho fatto un viaggio a New York. Sono molto legato agli Stati Uniti. Mi piace scoprire la cultura america, i film, lo stile di vita"
La lingua?
"Quello è un problema (ride, ndr). Ho il classico inglese scolastico, ma è una lingua fondamentale"
Hai iniziato a giocare a calcio in Italia?
"Si, a San Cesaero. Ho iniziato subito in porta, ero attratto da questo ruolo un po' emarginato"
Un ruolo difficile..
"Si mi intrigava questa figura che si allenava a parte, sempre da solo. Soprattutto quando sei piccolo che non hai preparatori. Si crea come un gruppo all'interno del gruppo, stringi un legame forte con i compagni di reparto"
Come sei entrato nella Roma?
"Ho fatto prima un anno all'Acquacetosa perchè il gruppo qui a Trigoria doveva ancora fermarsi. Ho fatto quell'anno e dopo sono venuto qui. Del primo giorno ricordo tutto, ero andato con la borsa della mia società per fare il provino, che poi non è servito perchè mi hanno preso subito. I miei non erano appassionato di calcio, sono stato io a chiedere a loro di poter giocare a calcio, loro non volevano, soprattutto all'Acquacetosa che era molto lontano da casa mia"
Sei un portiere moderno. Oggi il portiere deve essere forte tanto con le mani che con i piedi?
"Secondo me no, il portiere deve parare non ci prendiamo in giro. Poi con il tempo il ruolo si è evoluto, è diventato una figura importante, a volte sei un giocatore in più che consente magari alla squadra di fare possesso"
Quanto è cambiato il ruolo?
"Secondo me tanto. Da bambino il gesto tecnico con i piedi no veniva allenato molto, oggi è importante. Si lavora molto di più con la squadra. Da bambino il mio idolo era Neuer, che a tratti era un po' strano. La sua presenza mi ha sempre affascinato,è stato tra i primi a giocare con i piedi. La sua postura non è da portiere classico




