Le mani giuste

03/11/2019 alle 12:56.
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LR24 (AUGUSTO CIARDI) - Un anno fa, stavamo già recitando il de profundis. Uomini non necessariamente sbagliati, nelle mani più sbagliate. Monchi in poche settimane si trasformava da Re Mida a catastrofe naturale. Pastore, Cristante, Kluivert, Zaniolo, Santon, Kolarov, Under. I suoi uomini non lo stavano tradendo, avevano soltanto perso la memoria calcistica, sparpagliati a caso in un mare magnum di tattica non sense proposta con testardaggine in barba alle caratteristiche dei singoli, sacrificate sull’altare di convincimenti dogmatici inapplicabili. La Roma di Monchi non era soltanto Olsen, Karsdorp e Schick. Ma anche quella che oggi vince e riempie gli occhi grazie a Paulo Fonseca, che propone un calcio fluido, un calcio equilibrato, un calcio intelligente. Non il suo calcio ma quello della Roma, perché ci tiene sempre, giustamente, a precisarlo.

Tre vittorie consecutive in campionato, c’è da commuoversi. La Roma è una squadra, si tende a non crederci. Se oggi le copertine sono per Pastore e Zaniolo, Mancini e Veretout, Smalling e persino Cetin, il merito è di un allenatore accolto dai sorrisini di chi pensava fosse arrivato un tecnico da schernire, prima come lo scemo del villaggio che vestiva da Zorro, poi come brutta copia di maestri celebrati, maestri nel subire rovesci temporaleschi sotto forma di gol subiti. Fonseca è maestro, invece, di equilibrio, in campo come in conferenza stampa, elegantemente sobrio. Ha convinto i suoi calciatori, ha cavato il sangue dalle rape, non cedendo davanti alla malasorte e alla goffaggine arbitrale. I suoi calciatori hanno capito di essere stati presi per mano da una guida sicura. L’allenatore che meno conosce la Serie A ha dimostrato che non è necessario avere avuto i natali fra le colline toscane o sulla riviera adriatica per meritare crediti, spesso concessi incondizionatamente. Fonseca ha dato un senso agli acquisti di Monchi. Ha ottimizzato il lavoro della Roma, mostrando al contempo il lato migliore dei calciatori acquistati da Petrachi. La memoria, che va sempre allenata, dovrebbe aiutare a ricordare i nomi di chi ieri sbertucciava il portoghese e oggi lo incorona. Non per fare selezione di chi merita di salire su chissà quale carro. Lasciamo stare i carri. Fonseca non va portato a spasso come un feticcio sacro. Va rispettato oggi come andava rispettato ieri. Perché da subito ha delegato al campo i giudizi sul suo operato. Prendendo le distanze, senza saperlo, da chi si affida, in assenza di argomenti riscontrabili in campo, alla grancassa della propaganda mediatica.

In the box - @augustociardi