Lazio-Roma ad alta tensione, sciopero a metà della Nord

01/09/2019 alle 14:36.
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IL MESSAGGERO (A. MARANI) - Un derby ad alta tensione nel segno del Diablo. Degli Irriducibili che ieri hanno mandato un messaggio chiaro e diretto al presidente Lotito e ai calciatori biancocelesti: «Gli #Irriducibili vietano ai giocatori della #Lazio di andare sotto la #CurvaNord per qualsiasi motivo». Perché? Sono sempre loro, lo zoccolo duro del tifo laziale, a spiegarlo via social: «La ragione sono le mancate condoglianze per la morte di #Diabolik da parte della Società e dei giocatori stessi». Uno sgarro che gli orfani di Fabrizio Piscitelli, il capo ultras morto ammazzato il 7 agosto per ragioni probabilmente legate al narcotraffico, non vogliono lasciare impunito. A modo loro. Insomma, a poche ore da Lazio-Roma (calcio di inizio alle 18, cancelli aperti già dalle 15) ad alzare l'asticella del termometro della tensione ci si mette anche questo diktat che, tradotto, vale a dire: guai per l'undici di Inzaghi ad avvicinarsi o esultare sotto la Nord. Potrebbe piovere di tutto, non solo fischi e slogan. Tensione che va ad inasprire altri fronti aperti di contestazione da parte degli ultras dopo il veto imposto dalla ai funerali di Diabolik, passando per la indigesta nomina a responsabile della sicurezza dell'ex di Roma e super-poliziotto Nicolò D'Angelo, fino alla mancata solidarietà dopo la bomba esplosa sulla saracinesca della sede degli Irriducibili a maggio. Tanto che lo stesso Diabolik aveva annunciato che gli Irriducibili erano pronti a togliere il loro striscione dalla Curva. C'è poi il decreto sicurezza che rafforza i daspo a scontentare le tifoserie, dell'una e dell'altra parte.

LA MAXI EFFIGE Oggi, però, a riempire gli spalti della Nord all'Olimpico (tutto esaurito, ieri era rimasto solo qualche posto in tribuna) ci sarà una maxi coreografia con l'effige del Diablo, accompagnata da una frase della canzone Fenomeno di Franco Califano. L'intento è di lasciarla per tutto il primo tempo: nei primi 45 minuti parlerà solo lei, niente tifo. Una sorta di sciopero che dovrebbe essere interrotto nel secondo tempo. Mentre non è detto che dall'altra parte, nella Sud, i romanisti espongano la loro di coreografia, come in segno di rispetto tra ultras. Anzi, potrebbero spuntare messaggi di fratellanza: i Fedayn, con cui Piscitelli aveva amicizie in comune, all'indomani della morte, lo avevano già salutato con uno striscione. Potrebbero replicare. Voci li danno addirittura insieme ai laziali nel corteo che si muoverà da Ponte Milvio all'ingresso della Nord sotto il grande bandierone Diablo vive. Ipotesi azzardata che, però, gli investigatori non si sentono di escludere del tutto. Anche se sarà soprattutto a partita-commemorazione già andata in scena (dovrebbero partecipare anche la moglie e una figlia di Piscitelli) che si temono scontri e scintille.

VARIABILI IMPREVEDIBILI Gli ultras laziali e romanisti (con i gemellati stranieri, non molti in realtà) potrebbero abbassare l'onore delle armi e venire in contatto o, al contrario, individuare un nemico comune (nelle divise per esempio) e scaricare la propria rabbia. Tutte variabili imprevedibili che ingarbugliano uno scenario già complicato da decifrare con una frammentata (alla vigilia del derby del 2 marzo il bar del capo dei Roma fu assaltato da pezzi grossi degli Irriducibili) e da una Nord che, dopo la morte di Piscitelli, rischia di generare cani sciolti. La ha disposto uno schieramento imponente con 1500 tra agenti e carabinieri, vigili sguinzagliati per chiudere le strade e ordinanze antialcol e antivetro emesse. Mentre fioccano gli appelli perché sia solo una festa. Ieri lo stesso Lotito ha auspicato un derby di «passione», «tutti uniti al grido di «Forza Lazio» elencando i successi del team. Ma ogni derby fa storia a sè. E oggi ne verrà scritta un'altra.

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