A volte basta un piccolo gesto per cambiare le cose. Ma non a cambiare l'umore di tutti. Tre punti non valgono un centravanti. Gasperini resta furibondo, insofferente, continua a discutere. E non riesce a godersi la vittoria rasserenante contro il Sassuolo. Cambiata con una scivolata, un colpo di tacco, piccoli gesti grazie ai quali è stata tutta un'altra storia.
Il primo, quello ha tolto il grigiore, ha acceso la luce e ha trasformato la partita della Roma è quel tackle scivolato di Wesley, che si prende un bacio in testa da Gasperini: in mezzo al campo aveva recuperato il pallone con voglia, intensità, decisione e ha dato il via all'azione e la Roma è cambiata. È stato un lampo, all'improvviso, che ha dato un segnale. Un gesto simbolico che ha svegliato la squadra e che ha dato il via all'azione del primo gol, quello di Koné. Il secondo gesto è quel colpo di tacco di El Shaarawy che ha portato al gol di Soulé con cui la squadra di Gasperini ha chiuso la partita e si è mantenuta in zona Champions.
La Roma era scesa in campo confusa, compassata, non brillante, imprecisa. Aveva giocato 45 minuti sotto ritmo, senza creare e senza procurare pericoli al Sassuolo. Poi si è accesa nella seconda parte di gara. [...]
È cambiata la partita, non l'umore di Gasperini che con ruvidezza, reazioni scomposte e modi aspri continua a chiedere, chiedere, chiedere. E lamentarsi. Raspadori oggi darà la sua risposta. Quella di Gasperini è ad alto tasso di acidità: «Non ne parlo, è abbastanza antipatica la cosa. [...] Parliamo troppo di giocatori che non ci sono. Di molte società non sai niente e poi li presentano. E quando li presentano ti accorgi che li hanno presi. Noi andiamo avanti mesi, mesi e mesi a parlare di giocatori che… E nel frattempo giochiamo campionato e Coppe con questi ragazzi qua». [...]
(La Repubblica)




