LR24 (MIRKO BUSSI) - Linee strette, reparti compatti, uscite in pressione con adeguate coperture e indirizzamenti del gioco avversario erano le principali linee guida nei libri della fase di non possesso. Potevano cambiare le gradazioni, più o meno aggressive, a diverse altezze del campo, ma quei caposaldi erano ricercati da tutte le squadre. Le maggiori ricercatezze in fase di costruzione delle squadre, però, avevano stressato quei modi di difendere fino all'arrivo del dentista. L'Atalanta, infatti, aveva iniziato a fissare sulla sedia e trapanare gli incisivi delle squadre in Italia e poi in Europa. Progressivamente, allora, tutti o quasi, completamente o in parte, hanno iniziato ad assorbire la lezione di Gasperini. Riferimenti sull'uomo che, se non totali, adesso portavano le linee difensive ad orientarsi sempre più sull'avversario, perdendo con maggior frequenza i connotati di reparto. Quasi 10 anni dopo rispetto a quando Gasperini iniziò la sua opera all'Atalanta, è ora costretto a fare i conti con la sua stessa fortuna.
#UdineseRoma/#PostMatch 2/4
Quei quadrilateri in ampiezza tra terzo, mediano, quinto e trequarti di parte adesso vengono sempre più frequentemente pareggiati dall'avversario, a prescindere dal sistema utilizzato.
Le superiorità, ora, sono principalmente relazionali. pic.twitter.com/W1TmL3ZEkF— Mirko Bussi (@MirkoBussi) February 4, 2026
Quando infatti il ricavato di pressioni offensive e conseguenti transizioni è ridotto al minimo, come lunedì contro l'Udinese, la ripetitività delle strutture della Roma si scontra proprio con la rivoluzione del suo allenatore. Oggi, infatti, aprire o abbassare un mediano, far slittare un terzo di difesa più in là o un trequarti più qua difficilmente produce una superiorità numerica come poteva avvenire contro pressioni zonali. I riferimenti a uomo, infatti, riducono il tempo di giocata avversaria e proteggono proprio dalla creazione di superiorità numeriche o posizionali, come le ricezioni tra le linee. Come quelle superiorità numeriche che la Roma tenta di costruire in catena e che, oggi, appaiono meno redditizie rispetto a qualche tempo fa.
Oggi, in particolare contro squadre che tendono a ricreare gli stessi modelli di progressione del pallone, come fa la Roma sulle catene laterali, gli avversari sempre più spesso scivolano con decisione senza farsi troppi problemi a rompere i reparti di competenza. Come faceva l'Udinese lunedì sera (foto nel post X sopra) costringendo la Roma a riavvolgersi continuamente all'indietro per tentare di distendersi sul lato opposto dove, nuovamente, Runjaic preparava un nuovo 4 contro 4.
#UdineseRoma/#PostMatch 4/4
La superiorità relazionale è nella capacità di due o più giocatori di immaginare lo stesso sviluppo, rinnovandolo continuamente da una situazione all'altra.
Un esempio vs Udinese: la connessione Pio-Lautaro definisce smarcamenti e giocate seguenti. pic.twitter.com/olp1O0l1d6— Mirko Bussi (@MirkoBussi) February 4, 2026
Questo rendeva la Roma innocua nonostante un possesso accumulato fino al 64%, il 5° dato più alto in stagione. E forse non è un caso che nelle 9 occasioni in cui i giallorossi hanno totalizzato più del 60% di possesso, hanno perso 5 volte. La ripetitività di alcuni posizionamenti, smarcamenti o progressioni, in un calcio di profonda e rapida analisi, appare più facilmente difendibile.
Quello che pare sempre più necessario per contrastare questa continua opposizione in parità numerica è la capacità dei giocatori di associarsi in spazi ad alta densità e di farlo con forme e modi spesso diversi tra loro. Ecco perché, probabilmente, le uniche progressioni efficaci della Roma sono arrivate quando hanno coinvolto giocatori fuori dalle tipiche catene laterali. Succede con Malen, al 48' come si vede nelle immagini del post sopra, che togliendosi dal consueto posizionamento da vertice offensivo, si abbassa a ricevere godendo di un'insolita libertà che gli permette di rifinire per Wesley dopo aver combinato con Pellegrini. Poco dopo, sempre da quel lato, si libererà El Aynaoui, fin lì utilizzato principalmente in costruzione. Quella volta, invece, il centrocampista taglia il campo di 40 metri in diagonale fino a ritrovarsi al vertice dell'area di rigore e aggredire una profondità liberata dagli smarcamenti in ampiezza dei compagni. In entrambi i casi, Malen prima ed El Aynaoui poi, il rispettivo duellante ha perso aderenza nella marcatura proprio per la netta differenza di comportamento del romanista rispetto a quanto avvenuto in precedenza. Gli stessi percorsi, in ampiezza, ma con protagonisti differenti. Oppure sfida quelle parità o superiorità numeriche con connessioni relazionali, come quella sfoggiata da Dybala e Malen con il Torino. O, per dare un'idea, messa in scena da Pio Esposito e Lautaro per la vittoria dell'Inter con l'Udinese un paio di settimane fa.




